Intervista con un fumettista emergente: passione, matita e sogni da realizzare

C'è qualcosa di quasi magico nel momento in cui una storia nasce su carta bianca. Un segno di matita, poi un altro, e pian piano un mondo prende forma. Lo sa bene Marco Ferretti, ventisette anni, fumettista emergente originario di Bologna, che da tre anni lavora alla sua prima serie a fumetti indipendente. Lo abbiamo incontrato nel suo piccolo studio — un appartamento trasformato in laboratorio creativo — per parlare di tavole, sogni e della scena indie italiana.

Chi è il fumettista: una breve presentazione

Marco Ferretti è un artista indipendente che ha scoperto il fumetto da bambino, sfogliando le storie di Dylan Dog con suo padre. Oggi porta avanti un progetto di webcomic originale e collabora con piccole realtà editoriali italiane.

«Non mi sono mai considerato un disegnatore particolarmente dotato», racconta con una risata. «Da ragazzo copiavo i personaggi dei manga sui quaderni di scuola. Ma era il modo in cui le storie si raccontavano attraverso le immagini che mi ipnotizzava davvero.»

Dopo il liceo artistico, Marco ha frequentato un corso di illustrazione e character design a Milano, senza però seguire un percorso accademico tradizionale. Ha imparato molto da solo, attraverso tutorial online, community di fumettisti e — soprattutto — disegnando ogni giorno senza sosta. Un percorso irregolare, ma autentico.

Come nasce una storia: il processo creativo dalla A alla Z

Il processo creativo di Marco parte sempre da una domanda, non da un'immagine. Prima viene l'idea narrativa, poi arriva il disegno a supportarla.

«Tutto comincia con appunti sparsi su un taccuino», spiega. «Un'emozione, una scena che mi è rimasta in testa, un dialogo sentito per caso sul tram. Da lì costruisco la sceneggiatura, anche in forma molto approssimativa. Non sono uno di quelli che pianificano tutto nei minimi dettagli: preferisco lasciare spazio all'improvvisazione.»

La fase successiva è lo storyboard: schizzi veloci, quasi illeggibili, che servono solo a lui per capire il ritmo visivo di ogni sequenza. Poi arrivano i bozzetti a matita sulle tavole vere, l'inchiostrazione a mano con pennini di varie dimensioni, e infine il colore o il trattamento digitale con un tablet grafico.

«Il momento che amo di più è l'inchiostrazione. C'è qualcosa di definitivo in ogni segno che tracci con l'inchiostro. Non puoi tornare indietro. Ti costringe a essere preciso, a fidarti di te stesso.»

Una tavola finita gli richiede in media tra le sei e le dieci ore di lavoro, a seconda della complessità della composizione. Numeri che danno l'idea concreta di quanto sia artigianale questo mestiere, al di là di ogni romanticizzazione.

Stile e influenze: i maestri che hanno formato il suo tratto

Lo stile di Marco mescola la pulizia del fumetto franco-belga con l'energia espressiva del manga, filtrate attraverso una sensibilità tutta italiana per la narrazione psicologica.

Quando gli chiedi di citare i suoi riferimenti, la lista è lunga e variegata. «Hugo Pratt è stato il primo shock visivo della mia vita», dice. «Corto Maltese mi ha insegnato che il silenzio in una tavola può valere più di mille parole. Poi c'è Moebius, per la sua capacità di costruire mondi con una semplicità apparente che nasconde una complessità enorme.»

Tra i contemporanei, cita Zerocalcare come esempio di come sia possibile costruire un linguaggio fumettistico profondamente radicato nella cultura italiana e trovare un pubblico vastissimo senza passare per le grandi case editrici tradizionali. «Ha dimostrato che si può essere autentici e popolari allo stesso tempo. Non è una cosa scontata.»

Il suo character design privilegia linee fluide e volti espressivi, con un uso del colore limitato ma molto studiato. «Uso spesso palette ristrette, tre o quattro colori per capitolo. Aiuta a dare un'identità visiva coerente e, onestamente, mi fa anche risparmiare tempo.»

La scena indie e i canali di distribuzione oggi

Per un fumettista emergente oggi esistono più strade di quante ce ne fossero dieci anni fa, ma nessuna è particolarmente facile. L'autoproduzione e le piattaforme digitali hanno abbattuto alcune barriere d'ingresso, senza eliminare le difficoltà strutturali del settore.

Marco pubblica il suo webcomic su Instagram e su una pagina dedicata, raccogliendo una community di lettori fedeli. Ha partecipato due volte a Lucca Comics & Games come espositore indipendente, un'esperienza che descrive come «estenuante e meravigliosa allo stesso tempo».

«Lucca è un punto di riferimento imprescindibile per chiunque lavori nel fumetto italiano», afferma. «Non solo per vendere le proprie opere, ma per incontrare altri artisti, editori, lettori. La community che si crea lì è reale, non virtuale.»

Sul fronte dell'editoria a fumetti, ha scelto per ora la strada dell'autoproduzione: stampa in tirature limitate, distribuzione diretta agli eventi e attraverso il suo sito. «Lavorare con un editore ha i suoi vantaggi — distribuzione, visibilità, supporto editoriale — ma significa anche cedere parte del controllo creativo. Per adesso voglio mantenere piena libertà su cosa racconto e come lo racconto.»

Le sfide di chi inizia: ostacoli e come superarli

Fare il fumettista emergente in Italia significa spesso fare i conti con tre problemi concreti: la sostenibilità economica, la visibilità in un mercato affollato e la gestione della solitudine creativa.

Marco non glissa su nessuno di questi aspetti. «Per i primi due anni ho campato con lavoretti di grafica e illustrazione commerciale. Il fumetto non pagava le bollette. Ancora oggi non è la mia unica fonte di reddito, e devo fare i conti con questo ogni mese.»

Sul fronte della visibilità, racconta di aver commesso un errore comune all'inizio: pubblicare in modo irregolare, senza una cadenza definita. «I social media funzionano con la costanza. Se pubblichi quando ti va, il tuo pubblico smette di aspettarsi qualcosa da te. Ho imparato a trattare la pubblicazione online come un impegno professionale, non come un hobby.»

La solitudine, invece, è una sfida più sottile. «Stai ore da solo in uno studio a disegnare. Non hai colleghi con cui confrontarti ogni giorno. Per questo le community online e gli incontri agli eventi sono fondamentali: ti ricordano che non sei solo in questo percorso.»

Il suo consiglio per superare i momenti di crisi? «Torna alle basi. Rileggi un fumetto che ami. Disegna qualcosa senza pressione, solo per il piacere di farlo. Spesso il blocco creativo è solo stanchezza mascherata da mancanza di talento.»

I progetti in corso e i sogni nel cassetto

Marco sta attualmente lavorando al secondo volume della sua serie Confini di sale, una storia ambientata in una città portuale immaginaria che mescola noir, folklore mediterraneo e fantascienza morbida. Il primo volume, autoprodotto in duecento copie, è andato esaurito in tre mesi.

«Sono rimasto sorpreso io stesso», ammette. «Non mi aspettavo una risposta così positiva. Questo mi ha dato la spinta per continuare e per investire di più nella produzione del secondo volume, sia in termini di tempo che di qualità della stampa.»

Nel cassetto ha altri due progetti: una graphic novel breve ispirata alla storia della sua famiglia e un esperimento di fumetto collaborativo con un'altra artista conosciuta proprio a Lucca. «Non so quando li realizzerò. Ma è importante averli lì, pronti. Sono il carburante per i giorni in cui il progetto principale sembra non avanzare.»

Consigli per chi vuole iniziare: le parole dell'artista ai futuri fumettisti

Se c'è una cosa che Marco vuole dire a chi sta pensando di intraprendere questa strada, è semplice: comincia adesso, con quello che hai.

«Non aspettare di avere il tablet perfetto, il corso giusto, l'idea definitiva. Prendi un foglio e disegna. La qualità arriva con la pratica, non con gli strumenti.» È un consiglio che sembra ovvio, ma che in molti ignorano per mesi o anni, paralizzati dall'idea di non essere ancora pronti.

Poi aggiunge qualcosa di meno scontato: «Studia la narrativa, non solo il disegno. Leggi romanzi, guarda film, ascolta storie. Un fumetto brutto ma con una storia coinvolgente funziona meglio di un fumetto tecnicamente perfetto ma vuoto. Il disegno si impara. La capacità di raccontare qualcosa che vale la pena ascoltare è più difficile da sviluppare.»

Sul tema della community, è convinto che costruire relazioni con altri fumettisti sia strategico oltre che piacevole. «Segui altri artisti, commenta il loro lavoro in modo genuino, partecipa agli eventi. Il fumetto indipendente italiano è un ambiente piccolo ma generoso. Le collaborazioni nascono da lì.»

L'ultima cosa che ci dice, mentre raccoglie i pennini sparsi sul tavolo, è forse la più importante: «Definisci perché vuoi farlo. Non per diventare famoso, non per guadagnare — almeno non all'inizio. Se la risposta è che hai qualcosa da raccontare e il fumetto è il modo migliore per farlo, allora hai già tutto quello che ti serve per iniziare.»

FAQ: domande frequenti sul mondo dei fumettisti emergenti

Quanto tempo ci vuole per completare una tavola a fumetti?

I tempi variano molto in base alla complessità della tavola e allo stile dell'artista. Una tavola standard richiede in genere tra le quattro e le dodici ore di lavoro, considerando matita, inchiostrazione e colore. Chi lavora in digitale può essere più veloce in alcune fasi, ma non esiste una scorciatoia per la qualità narrativa e compositiva.

È necessario studiare in una scuola d'arte per diventare fumettista?

No, non è un requisito obbligatorio. Molti fumettisti professionisti sono autodidatti. Detto questo, un percorso formativo — che sia una scuola d'arte, un corso specializzato o anche un master in illustrazione e fumetto — può accelerare significativamente lo sviluppo tecnico e offrire contatti preziosi nel settore.

Come si trova un editore o si pubblica in autonomia?

Per trovare un editore, il primo passo è preparare un portfolio solido e una sinossi chiara del progetto. Molte case editrici italiane accettano proposte spontanee. In alternativa, l'autoproduzione — attraverso la stampa in conto proprio e la distribuzione diretta agli eventi o online — è una strada percorribile e sempre più comune tra i fumettisti indipendenti.

Quali strumenti digitali usano i fumettisti oggi?

I software più diffusi sono Clip Studio Paint, Procreate (su iPad) e Adobe Photoshop per il colore e il lettering. Molti artisti lavorano in ibrido: disegnano a mano e completano in digitale. L'hardware più comune è il tablet grafico Wacom o l'iPad Pro con Apple Pencil, ma anche strumenti più economici permettono risultati professionali.

Come si costruisce un pubblico online come fumettista emergente?

La costanza è il fattore più importante. Pubblicare con cadenza regolare su piattaforme come Instagram, Webtoon o Tapas, interagire con la community e partecipare a eventi fisici come Lucca Comics & Games sono le strategie più efficaci. La crescita è lenta all'inizio, ma un pubblico costruito con autenticità è più fedele e coinvolto di uno ottenuto con scorciatoie.

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